Documenti che arrivano in ogni formato
PDF dalla PEC, foto di scontrini, DDT via mail. Qualcuno li apre, li legge e li ribatte a mano nel gestionale. Tutti i giorni.
Audit Automazione · studi commercialisti
Le conto io. Vi consegno una rilevazione che dice, processo per processo, quanto costano davvero — e quali si possono togliere di mezzo senza toccare il gestionale.
Il lavoro che non si fattura
Sono quasi sempre le stesse. Nessuno le ha mai misurate, perché a un certo punto sono diventate parte del mestiere.
PDF dalla PEC, foto di scontrini, DDT via mail. Qualcuno li apre, li legge e li ribatte a mano nel gestionale. Tutti i giorni.
La richiesta, il primo sollecito, il secondo. Poi il controllo di chi ha risposto e chi no. Ogni mese, per ogni cliente.
Una scadenza che finisce nel gestionale, nel foglio di controllo e nella mail al cliente. Tre volte la stessa informazione, tre occasioni di sbagliarla.
Il conto, prima ancora di sentirci
Tre numeri che conoscete già. Il resto è aritmetica: 220 giorni lavorativi, costo orario pieno.
Costo orario pieno = retribuzione lorda + contributi + costi fissi della postazione, diviso le ore effettivamente lavorate. Nella maggior parte degli studi sta fra 22 e 38 €.
è quanto vi costa oggi quel lavoro, a bocce ferme.
La stima prudenziale è il 25–45% del totale: la parte che si automatizza senza toccare le decisioni professionali. Il vostro numero reale esce dalla rilevazione, non da questo cursore.
Quindici minuti al telefono o in videochiamata, come preferite. Se il vostro caso non regge l’audit, ve lo dico in call e non se ne fa niente.
Come funziona
Vi chiedo in tutto un’ora e mezza del vostro tempo, spezzata in due call. Il lavoro pesante lo faccio io, fuori dal vostro orario.
Tre domande sullo studio. Se dai numeri l’audit non vi conviene ve lo dico subito: preferisco perdere un incarico che consegnare un documento inutile.
In videochiamata, con chi il lavoro lo fa — non solo con il titolare. Condivisione schermo sui passaggi che descrivete. Nessun accesso ai vostri sistemi.
Dieci minuti a persona, dai vostri collaboratori. Serve a mettere i minuti sui processi: è la parte che rende i numeri vostri e non miei.
Vi rileggo la mappa prima di scriverla. Quello che non torna si corregge qui, non dopo la consegna.
Ricevete il documento in PDF e lo discutiamo insieme. Da quel momento è vostro, che decidiate di lavorare con me o no.
Durante la rilevazione non accedo ai vostri sistemi, non ricevo un solo nominativo e non apro un solo fascicolo. Parliamo di come lavorate, non di chi seguite. Il questionario chiede minuti e frequenze, mai contenuti.
Cosa vi resta in mano
Ogni numero è ricostruibile: se leggete 340 ore all’anno, in nota trovate il calcolo da cui esce. Verificatelo, è il vostro mestiere.
Costo
Se dalla rilevazione non emerge un recupero di almeno 3.600 € l’anno — tre volte il costo dell’audit — il documento ve lo lascio comunque e non vi fatturo nulla. Il calcolo è in nota, riga per riga: se non siete d’accordo con i miei numeri, decidete voi, non io. È scritto nella lettera d’incarico, non solo su questa pagina.
Non si paga nulla per parlarne, e alla fine della call sapete se ha senso o no.
Chiarezza
Metterlo per iscritto prima serve a voi quanto a me.
Se siete meno di cinque persone, il volume ripetitivo non basta a ripagare l’audit: scrivetemi fra un anno. Se cercate qualcuno che vi cambi il gestionale, o che vi metta l’AI ovunque perché va di moda, non sono io. Se avete già un responsabile IT interno che ha mappato i processi, il mio documento vi dirà cose che sapete già.
Le domande che mi fanno sempre
Durante la rilevazione non accedo ai vostri sistemi e non ricevo un solo nominativo: parliamo di come lavorate, non di chi seguite. Se poi passiamo all’implementazione, prima di toccare qualsiasi cosa firmiamo la nomina a responsabile del trattamento; i dati restano sui vostri server o su infrastruttura europea a vostra scelta, e nel documento c’è scritto chi accede a cosa e cosa resta tracciato.
No. Quello che costruisco resta vostro: codice, credenziali e documentazione ve li consegno alla fine dell’intervento, e sono scritti perché un altro fornitore possa proseguire senza di me. Se sparisco domani, lo studio continua a lavorare.
Per questo non automatizzo niente che richieda un giudizio professionale. Le automazioni che costruisco preparano, ordinano e propongono: l’ultimo clic prima di qualcosa che porta la vostra firma lo fa sempre una persona. Nel documento è scritto, per ogni processo, dove si trova esattamente quel clic.
Probabile: per questo non vi vendo un pacchetto. I minuti sui processi li mettono i vostri collaboratori con il questionario, non io con una media di settore. Se dopo la prima call risulta che il vostro modo di lavorare non ha abbastanza ripetizione da automatizzare, ve lo dico prima di partire.
Chi c’è dietro
Sono Nicolò Motta. Costruisco software di automazione per processi amministrativi: l’ultimo è Sollecita, un sistema che gestisce da solo il recupero delle fatture insolute — sequenze di sollecito, tracciamento degli incassi, registro delle azioni a norma. Il link è lì: guardatelo, è la cosa che ho fatto.
Non ho una struttura da mantenere, quindi non ho nessun motivo per vendervi un progetto più grande di quello che vi serve. Parlate direttamente con chi scrive il codice: quello che vi prometto in call è quello che vi ritrovate poi nello studio.
Non ho ancora casi pubblici su studi commercialisti: sto costruendo questa parte adesso, e per i primi studi lo dico apertamente invece di riempire la pagina di loghi. Quello che posso mostrarvi è il software che ho già scritto e i conti che vi rifaccio nei primi quindici minuti di call. Se non bastano, è giusto che non ci lavoriate.
Primo passo
Scrivetemi due righe: quante persone siete e qual è il lavoro che vi porta via più tempo. Vi rispondo con due o tre orari possibili. In call vi faccio tre domande, poi vi dico se ha senso — anche quando la risposta è no.
Rispondo entro un giorno lavorativo, sempre io. Se preferite il telefono chiamate pure: se non rispondo sono in call, vi richiamo in giornata.